schizzi disegni dipinti , parole e rime, incerti scandagli di mondi tra dentro e fuori incerti
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martedì 16 luglio 2013
lunedì 4 marzo 2013
mercoledì 2 gennaio 2013
vecchio con cane
A tempo scaduto
Così mi pento
mi pento di molte
cose
di non saper amare ormai
e di non avere mai amato mai
così ho cancellato anche il ricordo
ed è calato l’oblio sui rigurgiti
antichi ed i tentativi falliti
e le annaspanti ricerche
e le attese
e poi solo costruzioni mendaci
-a me stessa tessevo ingenui inganni-
mi pento di molte cose
d’essermi svenduta per codardia
disperso i miei talenti
rinunciato
alla mia lotta per la libertà
dietro gli obblighi nascosta mi sono
e femminili debolezze debole
piccola
donna che perduto ha
l’orgoglio vestendo i panni di volta
in volta di madre e d’ape operaia
regina no
non ambivo allo scettro
o ad un trono dorato ma l’ordine
della mia coscienza incerta attendevo
chinando il capo
mi pento di molte
cose dell’aver creduto coraggio
la rinuncia
di me e scambiato per scelta
la resa
ma dal mio pentimento non avrò
perdono nè tempo sulla bilancia
dei tanti patimenti e delle poche
gioie ci sarà
per scontarne il peso
mercoledì 5 dicembre 2012
Bambina con aquilone
IL PRESENTE E IL SOGNO
Com'è passata presto
quell'età insensata
te ne stavi svagata nei tuoi sogni
non toccavi coi piedi la terra
E chiudendo gli occhi
ti vedevi vivere
nel turbine del tempo
e intanto non vivevi il tuo presente
NELL'INFINITA PRATERIA
Com'era nella corsa
ardita
inseguendo del vento
la canzone
la melodia del tempo
la bambina
Fino a librarsi a volo
nell'infinita prateria
spiccando all'orizzonte
il suo tuffo ad angelo
sabato 10 novembre 2012
mercoledì 22 agosto 2012
giovedì 31 maggio 2012
martedì 28 febbraio 2012
giovedì 23 febbraio 2012
CAVALCATA
CAVALCATA
Fremono i cavalli nella ressa
e il sole accende le fiamme
dei bianchi velluti e dei rossi
scorre d'un lampo la via nei giorni
svuotata e di folle assente
calcata d'umili villani
intenti alle faccende
per un giorno rinasce di spiriti
indomiti che della festa l'abito
a balentìa ridesta
e il sole accende le fiamme
dei bianchi velluti e dei rossi
scorre d'un lampo la via nei giorni
svuotata e di folle assente
calcata d'umili villani
intenti alle faccende
per un giorno rinasce di spiriti
indomiti che della festa l'abito
a balentìa ridesta
IL VIAGGIATORE
Con incedere lento al passo va
nel dondolio si cullano i pensieri
che all'unisono volgono alla strada
cavallo e cavaliere
e la strada risponde noncurante
con la stessa canzone
del mite viaggiatore
martedì 21 febbraio 2012
DISGELO
Si ritira la neve
molle dalle pendici,
stanno sull'orlo via via più esteso
penduli i boschi colti
nell'istantanea luce,
trame nere di sterpi fanno trina
quasi mani a trattenere tese
il languore disciolto
di lattea lava
che d'infuocate polle
punteggiando la terra
la convalle dilava.
Un'umile preghiera d'attesa,
che ancora un poco duri,
prima dell'estate prosciugatrice
molle dalle pendici,
stanno sull'orlo via via più esteso
penduli i boschi colti
nell'istantanea luce,
trame nere di sterpi fanno trina
quasi mani a trattenere tese
il languore disciolto
di lattea lava
che d'infuocate polle
punteggiando la terra
la convalle dilava.
Un'umile preghiera d'attesa,
che ancora un poco duri,
prima dell'estate prosciugatrice
ANDARSENE
Andarsene.
Là dove la campagna si fa bosco
E dall’incerto crepuscolo sale
la bruma opalescente
sugli odori delle erbe
selvatiche e dei funghi.
Dove il tempo si è fermato
e s'intrecciano ghirlande
lungo le grandi montagne dell’est.
Dove in cima a guardare
anche in piena estate brilla la neve
e ad ascoltare d'ali di farfalle
vibra l'aria sui frutti
di bosco racchiusi
nel lembo del grembiule sollevato
Là dove la campagna si fa bosco
E dall’incerto crepuscolo sale
la bruma opalescente
sugli odori delle erbe
selvatiche e dei funghi.
Dove il tempo si è fermato
e s'intrecciano ghirlande
lungo le grandi montagne dell’est.
Dove in cima a guardare
anche in piena estate brilla la neve
e ad ascoltare d'ali di farfalle
vibra l'aria sui frutti
di bosco racchiusi
nel lembo del grembiule sollevato
SENEX
Ruvida la superficie delle grezze lane
s'impiglia d'ombre e sudori,
dal passo polveroso gli scarponi
segnano la via al cavallo bizzoso,
nell'orbita profonda l'occhio indugia
dalla serenità d'altri mondi
all'asfalto fumante delle città.
Non c'è l'oggi dell'universo privo di centro
della centrifuga vanagloria
delle generazioni che volano senz'ali
in un'aria senza orizzonti e senza porti,
non c'è l'io d'insofferenza malato
di languore sfinito
accecato di luci
sordo di troppo rumore.
Non c'è morte o vita, nè età,
sul volto scalpellato
dalle intemperie dell'eterno
s'impiglia d'ombre e sudori,
dal passo polveroso gli scarponi
segnano la via al cavallo bizzoso,
nell'orbita profonda l'occhio indugia
dalla serenità d'altri mondi
all'asfalto fumante delle città.
Non c'è l'oggi dell'universo privo di centro
della centrifuga vanagloria
delle generazioni che volano senz'ali
in un'aria senza orizzonti e senza porti,
non c'è l'io d'insofferenza malato
di languore sfinito
accecato di luci
sordo di troppo rumore.
Non c'è morte o vita, nè età,
sul volto scalpellato
dalle intemperie dell'eterno
Le Tre Grazie
ritorno stanca spossata la sera
non è cosa
di cercare tra angoli
spigolosi e contorti spasmi
il filo degli interiori monologhi
diventati nonsense nel dare
forma a ciò che non ce l'ha
- frugo nei visi sconosciuti e bianchi
e nel puerile sorriso
dove s'impiglia, sì,
quella cosa che a me sfugge
e che non è innocenza:
obliqui sguardi le fini labbra rosse -
il giorno vola dalle fatiche della vita
che la natura ha dato
e giunge presto la sera con le sue
luminarie
di cercare tra angoli
spigolosi e contorti spasmi
il filo degli interiori monologhi
diventati nonsense nel dare
forma a ciò che non ce l'ha
- frugo nei visi sconosciuti e bianchi
e nel puerile sorriso
dove s'impiglia, sì,
quella cosa che a me sfugge
e che non è innocenza:
obliqui sguardi le fini labbra rosse -
il giorno vola dalle fatiche della vita
che la natura ha dato
e giunge presto la sera con le sue
luminarie
ANTICO MODERNO
Le ragazze dai volti spavaldi e gli occhi lucenti
ridono mostrando le gole nude e nascondono nei cuori i loro segreti
tra le sete d'antichi telai e le trine ricamate dalle mani delle bisnonne.
I neri velluti e gli scialli colorati -
dormienti nelle cassapanche intagliate e nei cassetti dei vecchi comò -
riprendono vita e carne danzando i balli in tondo
al suono delle fisarmoniche.
Le ragazze smettono un momento i loro liberi giochi,
gli studi all'università e i loro progetti di viaggi e di lavoro,
racchiudono nei corpetti sbuffanti fragranti pensieri
di spighe di grano e di ghirlande d'eriche e asfodeli
e incedono maestose a testa alta
regalmente portando lo scettro di una saggezza millenaria
lunedì 20 febbraio 2012
TEMPO DI VENDEMMIA
Volevo disegnare le cose
che brillavano dense di colori
davanti ai miei svagati occhi
incerta la matita sul foglio bianco
altre cose inventava
volumi tra linee su piani
evanescenti nubi
del vento i percorsi
sulle colline lontane
ma dov'era
il loro corpo vero
il solo loro corpo nudo
che brillavano dense di colori
davanti ai miei svagati occhi
incerta la matita sul foglio bianco
altre cose inventava
volumi tra linee su piani
evanescenti nubi
del vento i percorsi
sulle colline lontane
ma dov'era
il loro corpo vero
il solo loro corpo nudo
dov'erano le parole vere
di quelle cose
le sole che alle cose
di quelle cose
le sole che alle cose
danno i colori?
domenica 19 febbraio 2012
domenica 12 febbraio 2012
Gesturi LOGGIATO
Se tubano i colombi alle finestre
e il tocco ad ogni quarto
della campana ai tuoi sonni
e il tocco ad ogni quarto
della campana ai tuoi sonni
mattutini s'intona
spiando tra gli scuri socchiusi
un fiotto d’oro t’acceca
mentre gli occhi volgi alla giara gialla
che si staglia nel fondo della via,
e se dalla cucina sale un aroma
di caffellatte e pane abbrustolito
ed è il volto di nonna che ti sorride
mentre gli occhi volgi alla giara gialla
che si staglia nel fondo della via,
e se dalla cucina sale un aroma
di caffellatte e pane abbrustolito
ed è il volto di nonna che ti sorride
nell’acciottolio delle stoviglie,
sei nel luogo che il tempo non scolora
e la memoria d'improvviso accende
e la memoria d'improvviso accende
domenica 5 febbraio 2012
SCHIZZI D'INCHIOSTRO
cielo a ricami
GITA A SORGONO
Sotto le ardesie scolorite dei tetti
allo scalpiccio d'acciottolato
rallenta un poco il viaggio.
Un gatto miagola e lontano
risponde un sonaglio d'armenti,
la donna chiama
in un grido ripetuto
e l'abituale richiamo del pastore
fischia al cane il ritorno.
Rallenta un poco il viaggio
seduto sulla soglia alla polvere
della strada, assapora
gli odori della terra
e godi questo raggio di sole
che ancora indugia
risponde un sonaglio d'armenti,
la donna chiama
in un grido ripetuto
e l'abituale richiamo del pastore
fischia al cane il ritorno.
Rallenta un poco il viaggio
seduto sulla soglia alla polvere
della strada, assapora
gli odori della terra
e godi questo raggio di sole
che ancora indugia
STAZZO DI SARDEGNA
le sere di settembre
nel camino un ciocco che sfrigola
e sul tetto di canne
le dita della pioggia
nel camino un ciocco che sfrigola
e sul tetto di canne
le dita della pioggia
accompagnano il vento
CASA DI CAMPAGNA
dondola l'ombra d'un ramo dove un pettirosso ha appena spiccato il volo
frinisce la cicala e l'accompagna nel suo moto perpetuo
il cigolio mi culla dolcemente
frinisce la cicala e l'accompagna nel suo moto perpetuo
il cigolio mi culla dolcemente
LA MIA CASA
il mio regno è la casa
il mio guscio - solido e duro
come la corazza della tartaruga-
il mio nido appeso al ramo
che dondola nella tempesta
ma niente lo potrà strappare
dal suo moto leggero d'altalena
è un mondo grande
affastellato d'oggetti e carte
dove s'accumula il tempo
che non si perde
dove gli affetti caldi
forse intiepidiscono un po'
ma al tocco d'un sospiro si ravvivano
è un mondo piccolo - e antico-
perchè non conceda spazio
alla paura degli orizzonti
troppo aperti
dei mari troppo agitati
degli uomini troppo bugiardi
e degli sguardi indifferenti
della gente che non capisce
dal guscio io vedo ogni mio stupido
errore ed ogni ingenuità
so che chiudermi dentro
è il mio peccato più grande
ma è forte la tentazione
di sbattere la porta in faccia al mondo
il mio guscio - solido e duro
come la corazza della tartaruga-
il mio nido appeso al ramo
che dondola nella tempesta
ma niente lo potrà strappare
dal suo moto leggero d'altalena
è un mondo grande
affastellato d'oggetti e carte
dove s'accumula il tempo
che non si perde
dove gli affetti caldi
forse intiepidiscono un po'
ma al tocco d'un sospiro si ravvivano
è un mondo piccolo - e antico-
perchè non conceda spazio
alla paura degli orizzonti
troppo aperti
dei mari troppo agitati
degli uomini troppo bugiardi
e degli sguardi indifferenti
della gente che non capisce
dal guscio io vedo ogni mio stupido
errore ed ogni ingenuità
so che chiudermi dentro
è il mio peccato più grande
ma è forte la tentazione
di sbattere la porta in faccia al mondo
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